domenica, aprile 02, 2006

IL MISTERO DI GIUSEPPE

La Pasqua è senza dubbio il centro della vita cristiana, che sempre ricomincia ogni settimana con la risurrezione di Cristo, celebrata ogni domenica, che per l’appunto è giorno di festa. Il mistero pasquale, preceduto dai giorni della Passione e della Morte in croce, è il mistero centrale e il culmine del cammino di fede nella liturgia. E’ bello per noi vivere il mistero pasquale con san Giuseppe, la cui festa ricorre puntualmente in Quaresima e a ridosso della Pasqua.
Se si pensa al mistero dell’Incarnazione, è evidente che san Giuseppe vi sia coinvolto in prima persona, anche se la sua figura sfugge ai distratti perfino a Natale. La liturgia afferma chiaramente che “alla sua premurosa custodia sono affidati gli inizi della nostra Redenzione”. Una Redenzione che comincia con l’attesa e la nascita del Salvatore e che si compie con la croce e la risurrezione, da considerare tutto un unico mistero di salvezza. Mentre di Maria sappiamo della sua presenza anche sul Calvario e a Pentecoste, di Giuseppe non si dice più nulla dopo l’evento – doloroso e gaudioso nel medesimo tempo – della perdita e del ritrovamento di Gesù a 12 anni. E’ un “mistero” dell’infanzia del Signore, che va approfondito e getta una luce speciale su quello che si può definire il “mistero di Giuseppe”.
Sono dunque passati una dozzina d’anni dal momento in cui Giuseppe riceve l’annunciazione dell’angelo e che accetta quel figlio che deve venire da Dio come se fosse suo figlio, come il Messia atteso dai secoli. Lo ha accolto come tale alla sua nascita, ha esercitato l’autorità paterna facendolo circoncidere, imponendogli il nome e presentandolo al tempio. Lo ha custodito e difeso nella fuga e nell’esilio in Egitto. Lo ha protetto e fatto crescere a Nazaret. Lo ha educato nella Legge e istruito nel lavoro. Ora che è un ragazzo ormai dodicenne, lo porta in pellegrinaggio a Gerusalemme. Qui, e non a caso nel luogo che più tardi sarà destinato ad accoglierlo in festa con le palme e poi a crocifiggerlo, Giuseppe perde Gesù. Non si tratta di un fatterello o di un raccontino colorito su di una scappatella adolescenziale! Dato che non è lui che si smarrisce – infatti non si scompone minimamente – ma piuttosto sono i genitori a smarrirsi, qui si tratta del mistero di dolore a cui sono chiamati Maria e Giuseppe. Sono loro che si sentono perduti e smarriti nell’assenza inspiegabile del figlio amato.
Passano tre giorni di vuoto e di passione. E non sono proprio tre giorni quelli che passeranno alla fine tra la morte e la risurrezione? Per Maria è un anticipo di quello che succederà. Per tutti e due è “una spada che trafigge l’anima”, secondo la profezia di Simeone. Per Giuseppe è l’ora cruciale, quella in cui capisce che non c’è più bisogno di lui, quella della croce in cui grida il suo abbandono, in cui impara a saper perdere e a dare la vita. Finalmente ritrova il figlio con i maestri della Legge nel tempio. Già, quella è la casa sua, dove abita il Padre celeste. Il padre terreno ha svolto il suo compito di Custode del Redentore. Ora è il Redentore che deve prepararsi alla sua opera di salvezza. Il Figlio deve crescere e lui deve diminuire, anzi scomparire nel nulla. La madre dice al figlio: “tuo padre e io, angosciati, ti abbiamo cercato”. Mette avanti il padre ed è giusto così. Proprio per lui, più che per lei, è avvenuto lo smarrimento. Ma è solo un passaggio: avviene il ritrovamento, come ci sarà la risurrezione. Giuseppe ritrova Gesù e d’ora in poi, non più come maestro ma come discepolo, si mette al suo servizio. In un silenzio che lo avvolge nel mistero fino alla fine, finché muore col suo conforto, finché lo ritrova per sempre in Paradiso. Il mistero di Giuseppe in effetti prepara e anticipa quello pasquale.
BUONA PASQUA a tutti gli amici di san Giuseppe!

Angelo Catapano