domenica, maggio 16, 2010

PROCIDA E S. GIUSEPPE VESUVIANO


Nel 2006 questa nostra piccola rivista parrocchiale("Il campanile") compie il suo cinquantesimo compleanno. Essa comparve nel 1956, primo anno del mio compito di parroco di San Giuseppe alla Chiaiolella in Procida. Allora aveva la forma del giornale, ma suscitò tuttavia consensi e simpatie e portava il titolo la "Voce di San Giuseppe"; ma ecco che dopo appena qualche anno mi arrivò una lettera da San Giuseppe Vesuviano, nella quale mi si diceva benevolmente, ma con decisione: "Signori, ma come vi permettete di intitolare così questa pubblicazione, mentre noi già da diversi anni inviamo in tutto il mondo 'La voce di San Giuseppe' "? Non ci tolleravano né come figli, né come nipotini. Tacque così la nostra "Vocina". Mentre eravamo alla ricerca di un nuovo titolo, ci venne incontro l'indimenticabile concittadino, avv. Mimì Ferara, che ci suggerì: "Il Campanile di San Giuseppe". Detto, fatto, ormai da tutti è così conosciuta da decenni in Italia e fuori. Basti dire che le Ricerche internazionali di Montreal (Canada) ci hanno scritto dolenti perché in quel Centro mondiale di studi giuseppini mancano alcune copie del Campanile (lettera del P. Gauthier). Questo che sto per dire può sembrare una polemichetta (... ma non sono così stupido!) col celebre Santuario di San Giuseppe Vesuviano, alle falde dello "sterminatore Vesevo". Quel tempio ha le sue origini da oltre qualche secolo ed era in un quartiere di Ottaviano, una trentina di chilometri da Napoli e nove chilometri da Pompei, dove operava l'avv. Bartolo Longo che incoraggiava il prete di San Giuseppe Vesuviano e lo aiutava nella costruzione del grande Santuario di San Giuseppe, che gareggia con quello del Trionfale a Roma e un poco anche con quello mondiale canadese. E siamo arrivati al centro del nostro dire: l' ammirabile figura di prete, che fu D. Peppino Ambrosio (1871­-1957). Prete sognatore, camminatore infaticabile, apostolo di San Giuseppe, che con B. Longo pensava di poter irradiare da questa zona campana il modello degli sposi cristiani: Maria e Giuseppe.
Questo ideale lo rese infaticabile pellegrino in Italia, in Francia, in Spagna, in Austria e nell' America del nord e del sud alla raccolta di fondi per la costruzione del!' attuale Santuario e delle annesse opere sociali. Oggi la basilica è affidata, sempre per decisione di don Peppino, ai padri Giuseppini del Murialdo, che hanno pagato questo privilegio col martirio di un confratello fucilato dai nazisti, mentre si adoperava per mettere in salvo tanti cittadini. Sono lieto di portare a conoscenza che molte delle "lirette" che gli furono necessarie venivano da Procida. Ricavo dal suo diario le tante date in cui sbarcò dalla nostra Isola per tendere la sua mano per amore di San Giuseppe: 1936, 1937, 1938, 1941, 1950, 1951, 1952. Si impresse nella mia fantasia di ragazzetto, ma già con alcuni grilli per la testa, l'immagine di questo "grosso prete" con ampia sottana nera che girava per le nostre strade e stradette. Oggi abbiamo anche noi il Santuario di San Giuseppe, piccolo, ma Santuario. Concludo con la bella notizia del gemellaggio compiuto negli anni passati con San Giuseppe Vesuviano e suggellato da reciproci pellegrinaggi.

Don Michele Ambrosino